Che fare dopo l’Unione Europea?

Terzo Forum Internazionale | 16-18 settembre | Chianciano Terme

Unione Europea

Il tradimento da parte delle istituzioni dell’Unione europea dei conclamati principi di giustizia, fraternità, libertà, cooperazione, solidarietà e pace, si è consumato negli accordi con i governi del Regno Unito e della Turchia. La maschera è caduta. La vera natura è alla luce del sole.

Solo piccole minoranze, mentre l’Unione europea prendeva corpo, denunciarono la “assurdità” di una moneta unica per economie profondamente diseguali, e di istituzioni comuni per società diversissime. Il regime monetario è oggi fondato sul monopolio dell’emissione monetaria da parte di un sistema sovranazionale iper-finanziarizzato che specula contro gli Stati ed i popoli.

In verità ciò che sembrava “assurdo” aveva una sua razionalità: la demolizione degli stati nazionali rispondeva agli interessi convergenti delle diverse borghesie, anzitutto dei grandi agglomerati transnazionali, sia finanziari che industriali, da tempo strettamente interconnessi fra loro.

La narrazione europeista camuffava la tradizionale ideologia liberista (scolpita a caratteri cubitali nei Trattati costitutivi dell’Unione) secondo cui nessuna ingerenza di natura politica sui mercati è ammessa, ogni ostacolo alla dittatura del capitale sul lavoro abbattuto, nessun limite deve contrastare la libertà di movimento dei capitali, tutto ciò che è di proprietà pubblica va privatizzato.

La gran parte delle sinistre europee sono colpevoli per aver qualificato e difeso come progressista questa costruzione reazionaria. È stato un tradimento inaudito degli interessi e delle aspirazioni delle classi popolari. Si è trattato di un secondo “4 agosto” — quando nel 1914 i partiti socialdemocratici tradirono il principio della pace e votarono a favore della guerra fratricida —, compiuto in nome di un cosmopolitismo imperialista gabellato cinicamente per internazionalismo.

Sotto i colpi della grande tempesta finanziaria venuta dagli Stati Uniti, l’Unione europea è stata sull’orlo dell’implosione. Questa è stata evitata in extremis ricorrendo a dispositivi d’emergenza i cui durissimi costi sociali sono stati scaricati sulle spalle delle classi lavoratrici e dei popoli dei paesi cosiddetti “maiali” e/o “periferici”.

AteneQuesti popoli hanno tentato di resistere al massacro sociale in diverse maniere, con grandi ondate di mobilitazione dal basso o attraverso le urne, portando alla ribalta nuovi movimenti e partiti politici. Questi, a volte senza alcun ancoraggio ideologico, spesso trasversali e socialmente compositi, hanno incarnato non solo il rifiuto delle politiche di austerità e dei meccanismi di rapina neoliberisti, ma anche l’aspirazione a riconquistare le sovranità nazionali e popolari perdute, tradite o sequestrate.

Le operazioni di “salvataggio” austeritarie dell’Unione europea portate avanti nei paesi membri hanno avuto effetti distruttivi. In realtà, i processi in corso indicano che la Ue e l’euro sono in via di dissoluzione. I tentativi delle classi dominanti di scongiurare questa dissoluzione potranno solo prolungarne l’agonia. La fine della Ue è incontrovertibile. Le élite europeiste, ogni giorno più contestate dai popoli, lasceranno il posto alle forze sociali e politiche del cambiamento, quelle che domani saranno chiamate a guidare le diverse nazioni tornate sovrane.

Queste forze hanno natura di classe e scopi diversi tra loro, in alcuni casi opposti. Mentre in alcuni paesi avanzano partiti della destra reazionaria e xenofoba (alcuni ancor più liberisti e antidemocratici di chi oggi governa), in altri si vanno rafforzando movimenti politici di massa che aspirano a più democrazia e alla riduzione delle ineguaglianze. È con questi ultimi che può essere costruito un fronte unito per rompere la prigione europea, ristabilire la democrazia e la giustizia sociale, e consegnare ai popoli la loro sovranità e la loro indipendenza.

Sappiamo che la liberazione non sarà una passeggiata. Si è visto in che modo in Grecia lo Stato è stato privato della sua sovranità e come il popolo greco è stato trasformato in una massa di individui senza alcun diritto. Si è visto il terrorismo che esercitano le istituzioni capitaliste neoliberali sovranazionali. I popoli hanno bisogno di partiti politici che abbiano coraggio, idee e obbiettivi chiari, al contrario di quanto mostrato da Syriza. I popoli otterranno la loro liberazione solo portando fino in fondo i processi di rivoluzione democratica. In caso contrario il combinato disposto della crisi della globalizzazione capitalista e del collasso dell’Unione e dell’Eurozona condurrà a una nuova barbarie.

Il III. Forum internazionale vuole essere un luogo aperto di discussione e confronto tra le diverse forze democratiche e popolari e, speriamo, di elaborazione di una strategia comune, così da gettare le fondamenta della futura alleanza internazionalista dei popoli e delle nazioni sulla base dell’uscita dall’Unione europea, dall’Euro e dalla Nato. Davanti alla mondializzazione neoliberale un processo di de-mondializzazione deve essere concepito e messo in pratica in ciascuno dei nostri paesi.

Per partecipare a questo grande compito, ti invitiamo a prendere parte al III. Forum che noi organizziamo.

Coordinamento europeo contro l’Euro

Antikapitalistische Linke Nordrhein-Westfalen, Germany
EPAM, Greece
Euroexit Personenkomitee gegen Sozialabbau, Austria
Initiative for a Communist Left, Greece
Manifiesto Socialismo 21, Spain
P101, Movimento di liberazione popolare, Italy
Pardem, Parti de la démondialisation, France
Salir del Euro, Spain

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